DIECI MOTIVI

Premessa : a sinistra, quando vogliono parlare di una destra che (dal loro punto di vista) sarebbe accettabile e civile, citano Montanelli. Lui e basta, forse non ne conoscono altri, forse a loro giudizio non c’è nessun altro destrorso accettabile e civile. Ma uno è già qualcosa, dall’altra parte certa destra nega persino la semplice legittimità del dissenso, anche soltanto non essere d’accordo con il capo diventa un crimine, o quasi. Brutta cosa, schierarsi “a prescindere” (e, en passant, anche i “se” e i “ma” una certa importanza ce l’hanno).
Correrò il rischio della disapprovazione, e mi permetterò di segnalare (in ordine sparso e senza pretesa di esaurimento) dieci ragioni fra le tante per cui, a mia modestissima opinione, sarebbe opportuno che S. E. il Capo del Governo On. Cav. Silvio Berlusconi se ne tornasse alla quiete degli affetti familiari, abbandonando ogni velleitaria ambizione di attività politica.

1) – Telekom Serbia. La vera vergogna non è il presunto scandalo, è la commissione; ormai ci vuole vera e propria disonestà intellettuale (e di becero livello) per prestare fede alle panzane dei presunti testimoni. Chi le ha montate e pagate? Chi le ha avallate? Chi ne ha fatto cavallo di battaglia per una strumentale polemica politica? Quanto è costata, al popolo italiano, l’attività di una commissione nata su prezzolati pettegolezzi da bar sport?
2) – La RAI. Sarà anche vero che la sinistra, pensando al sistema televisivo come a un punto debole del premier, spinge i suoi rappresentanti nel CdA a comportamenti e gesti estremistici. Ma, a mia memoria, non era mai capitato che due CdA, consecutivamente, operassero in regime di incompletezza e di palese e inconfutabile carenza di rappresentanza. Altro che illegale, qui siamo all’incostituzionalità. Magari un po’ di responsabilità ce l’ha la maggioranza che nomina il CdA? E quali sono i risultati economici dell’azienda?
3) – La Devolution. Io, che pure ho la pretesa di interessarmene, non ci ho capito un cazzo. Nessuno sa di cosa si parli, nessuno è in grado di dire esattamente cosa preveda la riforma. “Vedremo”, “Modificheremo”, “Cambieremo”, “Ci accorderemo”. Ma se va cambiata, che bisogno c’è di approvarla (sbagliata) in fretta e furia? Lo sanno, questi signori, su cosa stanno mettendo le mani? Lo sanno cosa è, a cosa serve, la Costituzione della Repubblica Italiana?
4) – Le Tasse. La più ignobile delle ipocrisie, regalare 50 Euro ai poveri e mettersene in tasca 50.000. La più meschina delle bugie, giacché lo Stato, signori miei, costa; e già adesso i soldi non li ha. Va bene tagliare le spese (dove?), ma prudenza e avvedutezza consiglierebbero di incassare qualcosa, prima. Rinunciare agli introiti prima di aver ridotto le uscite è malsana follia, contabilità circense. Forse si spera che a riparare i danni saranno “gli altri”, per poterli poi accusare di “mettere le mani nelle tasche degli italiani”?
5) – Le Grandi Opere. In verità non c’è niente da dire: non esistono.
6) – La Politica Economica. Il sistema Italia è fermo, non produce, non cresce. La disoccupazione diminuisce a parole, aumenta nei fatti: cinque impieghi di due anni non valgono economicamente (a tutti i livelli) neanche la metà di un tempo indeterminato. Si vuole distruggere, in nome di un malinteso liberismo senza vincoli, un sistema che finora ha garantito sviluppo e prosperità al Paese intero per crearne uno in cui pochi fortunati si spartiranno enormi guadagni sulla pelle di lavoratori neo-poveri costretti a elemosinare contratti. In attesa dello “sviluppo”, i manager rampanti pensano ai dividendi immediati degli azionisti, e, trascurando il particolare che i prodotti vanno anche venduti, dimenticano l’elementare verità che se i consumatori, in genere, si impoveriscono, anche il guadagno degli azionisti prima o poi va in crusca. In questo governo qualcuno se ne preoccupa, della Politica Economica?
7) – La Politica Estera. Non abbiamo mai contato così poco, nel mondo. Siamo il fiero alleaten degli USA, ma il Presidente Bush, quando parla dei suoi amici, si dimentica di noi. Putin è amico mio carissimo, ma mai una volta che spendesse una parola. Inghilterra, Francia, Germania decidono per conto loro. Nella riforma del Consiglio di Sicurezza, all’ONU, dell’Italia non si parla più. Le pacche sulle spalle vanno bene ai matrimoni, la Politica Estera è un’altra cosa. E gli ambasciatori non servono a vendere il Made in Italy.
8) – La Giustizia. Sfiga e Lega han voluto che a occuparsi di una riforma importante (e per certi versi doverosa) fosse chiamato il peggiore tra tutti gli incompetenti che hanno funestato la nostra povera Patria italica. Ha operato così male che è riuscito a farsi schierare contro, uniti e compatti, magistrati e avvocati (che, per chi non lo sapesse, è un po’ come dire cani e gatti, sindacati e confindustria). E non parliamo delle varie malefatte legislative, quasi tutte giustamente cadute sotto la mannaia del Presidente Ciampi o della Corte Costituzionale. Il Ministro Castelli è (in)degno rappresentante di una maggioranza che non sa nemmeno dove sta di casa il buon senso, figuriamoci la Giustizia.
9) – La Mafia. Le mafie, tanto per capire che stiamo parlando in generale di gruppi di criminalità organizzata, senza differenze di ubicazione. La mafia che non esiste, che è stata sconfitta, che bisogna conviverci. Che da un po’ non si sente, e la cosa mi preoccupa un po’, perché allora vuol dire che è morta, o che sta lavorando e non ha bisogno di farsi sentire: credo che sia la seconda, perché di morti che usano il bazooka e i kalashnikov non ho mai sentito parlare. Se è viva, chi se ne occupa?
10) – Il Revisionismo. Mussolini la gente la mandava in vacanza, le leggi razziali le ha firmate controvoglia. Craxi è stato un perseguitato, i giudici dei carnefici. I Repubblichini delle vittime, i Partigiani delinquenti. A Salò si difendeva l’onore dell’Italia. Fascisti e Comunisti, tutti uguali. La sinistra col monopolio della cultura? Magari è vero. Ma, a leggere certe sgrammaticate castronerie, si capisce perché.

Ce n’è un’altra: non l’ho messa con le altre perché è fuori categoria. Perché è così macroscopica, così mostruosa che non può, non deve essere confusa con la banale incapacità, con la quotidiana mediocrità cui questo governicchio ci ha abituati:
La Guerra. La parola stessa dovrebbe bastare per una condanna, eppure… Per mesi (e non è ancora finita) chiunque abbia espresso perplessità sulla “necessità” dell’attacco all’Irak è stato tacciato di complicità con i terroristi. Ieri Rumsfeld ha dichiarato che non c’erano “prove” di un legame tra Saddam e Bin Laden, tra l’Irak e Al Qaeda (ma come cazzo si scrive?), si vede che è diventato un complice dei terroristi pure lui. O si vede che si va in guerra così, tanto per fare, tanto poi la colpa si può darla ai pacifisti (!). La realtà è un’altra: questo Governo, con false scuse e meschini giochi di parole, ha portato l’Italia in guerra. I morti di Nassirya. Non scordiamoceli mai, erano soldati d’Italia, mandati lì (in nome di tutti noi italiani) da un Governo arrogante e incompetente, a forza di menzogne, di ipocrisie e di falsità. Gli assassini hanno premuto il grilletto, ma chi è il vero responsabile di quei morti?

Credo che le parole “fallimento” e “dimissioni” possano efficacemente sintetizzare il mio pensiero in merito. Ma certa gente ha occhi e orecchie chiusi, e la coscienza ottusa, forse senza speranza.

By Slowhand, 6/10/2004

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DIECI MOTIVIultima modifica: 2004-10-06T15:35:47+02:00da canna_vera
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